Un masso, spigoloso e scuro che emerge da  un mare verdeggiante, su cui si deposita una vischiosa flora,  accoglie instancabile il suono metodico di onde leggere all’inizio di  un’altra rimbombante stagione estiva; e svetta superbo come un facile appiglio per nuotatori stanchi di solcare quell’apparente infinito che li separa dalla meta lontana- la costa opposta.  E sfoggia sereno la sua superba corazza rifugio di piccoli granchi che giocano a rincorrere le ancor più piccole prede. Uno scoglio, riscaldato dal sole che  offre  il fascino accattivante di una presa sicura in un momento di  pausa; un pensiero cupo, la paura di non riuscire a concludere l’impresa nell’incertezza  se  fare ritorno. Una voce sincera che separa l’idea dall’azione intrapresa, il pensiero di un limite noto, un dover riconoscere alla propria natura il confine della propria abilità, della propria forza e del proprio coraggio. Insistere, o dermodere?  Sola, al vento che spira da sud nei giorni che l’Africa sembra voler riappropriarsi di luoghi e paesaggi un tempo posseduti, la grande pietra che sorge dal mare e s’inchina fiera al suo passaggio ascoltando il rumore soffice e bianco di quelle piccole sue parti che le sbatte addosso con un quieto ritmo e lento,  pedissequo e, si, voluttuoso a richiamare all’attenzione  quei silenziosi gemiti che cercano affannosi una certa armonia; la grande pietra insiste a non cambiare il suo ruolo possente, la sua insistente maniera di esistere, la sua reale dimora.

“Io non ce la faccio a continuare!” Ruggero, fermo, immobile attacato alla parete viscida dello scoglio, lasciando dondolare la sua massiccia corporatura in quella distesa verdazzurra, come se non avesse voluto altro in quel momento se non lasciarsi cullare, non era ancora pronto alla traversata. Si lamentava quasi.  Francesco, asciutto e nerboruto, che non conosceva sforzi che non fosse in grado di sopportare, allora, lo canzonava. “Grande, grosso e mollaccione!” E rideva.

“Lo sai che tra qualche giorno, se non smettiamo di venire al mare, ti faccio vedere io chi è il mollaccione!”

“Si, forse, se ce la fai ad alzarti dal letto! ”

“Che vuoi dire?”

“Che, domani mattina avrai tutti i muscoli indolenziti e piagnucolerai di lasciarti lì nel letto a riposare, che non ce la fai, che non te ne frega niente, che non devi dimostrare niente a nessuno! Questo volevo dire.” E rideva.

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